In memoriam
Prof. Luisella Milza
E' mancata ieri, domenica 11 aprile, la professoressa Iride Milza, che ha insegnato matematica al Carducci per non so quanti anni.
Lascia la figlia Luisella e la nipote Guia.
Ancora non so dire dei funerali, ma chi volesse inviare un biglietto, può scrivere a Luisella Milza, Via Bronzino 12, 20133 Milano.
Non è stata mia insegnante, ma è stata vicina di casa della mia famiglia per cinquan'anni. Non so se chi l'ha avuta la ricordi come una buona professoressa...
Io posso solo dire che per tutti gli anni del liceo non si è mai sentita in diritto e in dovere di riferire alla mia famiglia quello che io facevo - o non facevo - a scuola.
Così mi piace ricordarla....
Attilia Cozzaglio
Apprendo con dispiacere la notizia della morte della prof.ssa Milza. E' stata la mia insegnante di matematica e fisica (sez C) ed erano proverbiali le sue uscite che sicuramente qualcuno si ricorderà: "con niente si fa niente" o "se una patata viaggia alla velocità della luce..."
Ricordo che non capivo molto di fisica e la matematica era un problema, ma dopo il primo esame in università sono tornata a ringraziare la prof. perché mi sono resa conto che tante cose le avevo apprese.
La ricordo con molto affetto, nonostante le materie insegnate.
Maurizia Castellini
Ricordo affettuoso della Professoressa Iride Milza.
1) Vestito: tailleur di lana grezza rosso scuro, d'inverno
tailleur verde di lana leggera, d'estate
eccezionalmente, quando molto caldo, vestito similseta a colori misti.
2) Carattere: terribilmente severo all'apparenza; buono nella sostanza.
3) Capacità di spiegazione della matematica: eccezionale.
4) Idea fissa della Prof.ssa Milza: farci fare il (mitico) "compitino" scritto al posto delle interrogazioni orali, al fine di guadagnare tempo per la spiegazione.
5) Idea fissa di chi scrive: contestare la prassi del "compitino" sulla base dell'affermazione che, per programma ministeriale, la matematica al classico era materia orale (il tutto, naturalmente, non per amore di legalità da parte mia, ma solo perché, a chiacchiere, potevo anche cavarmela, mentre negli esercizi scritti ero impresentabile).
6) Exploit: quando beccò Walter Luksch che leggeva Asterix durante la lezione. Ho ancora oggi nelle orecchie il suono secco che provocò la copertina bianca e rigida del libro a fumetti quando la Prof.ssa lo picchiò sulla testa del mio compagno di classe.
7) Domanda: come ho fatto a non essere mai rimandato a settembre in matematica?
8) Risposta: v. supra punto 2).
Arrivederci Professoressa Milza, grazie per la dedizione e la pazienza.
Fiorenzo Festi
Prof. G. Paderi
Carissimi carducciani,
vi diamo notizia della morte del Prof. G. Paderi avvenuta oggi 21 Gennaio. Noi figli Alberto, Antonella col marito Angelo, e Alessandro con la moglie Domi, tutti carducciani, ringraziamo, insieme a nostra madre Graziella, tutti coloro che negli anni, spesso nelle situazioni e luoghi piu' impensati, ci hanno dato manifestazioni di stima e affetto per nostro padre.
Comunicheremo al piu' presto i dettagli relativi al funerale per coloro che volessero parteciparvi.
Desideriamo rivolgere un particolare ringraziamento alle amiche d.ssa Paola Serbelloni e d.ssa Graziana Battini, a loro volta carducciane, per il generoso e prezioso aiuto e conforto negli ultimissimi giorni di vita di nostro padre.
Mi dispiace davvero tanto. Ricordo con tanta simpatia il professor Paderi, la sua passione per i poeti neogreci, la sua infaticabile silenziosa attività. È stato un collega che non si può dimenticare.
Con molta malinconia faccio le mie condoglianze alla famiglia.
Anna De Simone
Carissimi familiari del Prof. Paderi,
dalla Germania Vi mando col cuore le più sentite condoglianze. Proprio
qualche settimana fa avevo parlato con un ex-carducciano che abita vicino a
voi e mi aveva detto di vedere spesso il Prof. Paderi sulla strada, e che me
l'avrebbe salutato. Io ho fatto la maturità nel 1984, e l'ultima volta lo
vidi nel 1991, quando iniziai a lavorare in zona. Era una persona deliziosa,
e mi piange il cuore all'idea che non sia più quaggiù. Ma è nella casa del
Padre. A lui devo il mio amore per la Grecia (la gita nel 1981), la mia
decisione di studiare Lettere Classiche, e tanti carissimi simpatici
ricordi. Una specie di padre per noi, sempre con un sorriso, a volte
ironico, a volte solo comprensivo. E così calmo, affidabile, puntuale,
professori così non ne fanno più, vero? Se potessi verrei al funerale, ma da
qui non ce la faccio proprio. Passerò la notizia però ai miei compagni con
cui sono ancora in contatto, forse qualcuno ce la fa...
Spero la compagnia di tanti ex allievi possa darvi sollievo in questo duro momento. Panta rei.
Con affetto
Dott.ssa Alessandra Carboni Riehn
E' stata la nostra classe ad avere per prima il prof Paderi.
Abbiamo imparato ad apprezzarlo gradualmente. La pacatezza della sua voce ci aveva inizialmente portati a sottovalutarlo. Ma a un certo punto ci siamo accorti di quanto fosse invece bravo e di quanto fosse interessante quello che ci raccontava.
E' stato il nostro membro interno alla maturità '80, e si è prodigato per tutti, cercando di ammorbidire i membri esterni della commissione, facendo sì che la seconda materia all'orale fosse quella che avevamo chiesto, e aiutando chi, per superficialità giovanile, pensava di aver indicato una materia e invece si è accorta all'ultimo minuto di averne chiesta un'altra (non ero io, ma i compagni di classe si ricorderanno senz'altro).
Da giovani stolti e ignoranti abbiamo riso un sacco, sempre all'inizio, del suo nome, Gesuino. In mancanza di contatti con la Sardegna, ci sembrava una cosa stranissima. Poi, io mi sono trovata una suocera con lo stesso nome. E anche per questo ho spesso, nel corso degli anni, ripensato a lui.
Spendo una citazione scontata, in una mailing list di ex studenti di liceo classico, ma credo che sia il saluto più bello mai scritto:
Et in perpetuum, frater,
ave atque vale.
Enrica d'Auria
Sezione G, Maturità 1980
Apprendo con tristezza la notizia della morte del prof. Paderi.
Non sono certo stato un suo alunno modello, anzi: ma lo ricordo con affetto e simpatia, specie per come reagi' (giustamente choccato...) alla notizia che avrei portato greco come materia alla maturita'.
Non gli sembrava, a ragione, certo il caso: ma poi ricevetti da lui tutto l'aiuto possibile e me la cavai in qualche modo.
Vi porgo le mie piu' sentite condoglianze.
Andrea Bassani
corso G
maturita' 1979
Mi ha molto rattristata la notizia della morte del professor Paderi. Sono vicina ai suoi cari, e in particolare ad Alessandro e Domi, che ricordo con affetto.
Maria Morricone
Con grande dispiacere apprendo solo ora della scomparsa del nostro Prof. Paderi. Mi unisco ai suoi cari e a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerLo nel corso degli anni..
Mi ha accompagnato nel corso dei miei studi (ero nella sezione G), ma soprattutto è stato il mio maestro di vita, che mi ha sostenuto nei momenti difficili, spronandomi sempre a studiare ..e "a non mollare, che prima o poi i risultati si vedranno" ed è stato proprio così!
Quante ore passate insieme a Lui! E' sempre stato il mio Prof. Preferito, molto calmo, paziente ma soprattutto molto umano. E' così che mi piace ricordarlo, immerso nelle sue letture, nelle sue traduzioni, amante della musica classica (in particolare Beethoven e Bach)...intento ad insegnare nell'ultimo anno anche greco moderno.
Vorrei partecipare ai suoi funerali. Qualcuno può dirmi anche l'ora?
Spero di vedervi domani.
Un caro saluto
Miriam Ricciardi, Sezione G, Maturità 1989.
Il Professor Paderi era un galantuomo, profondamente onesto, garbato e sempre disponibile. Porterò il suo ricordo sempre nel mio cuore.
Bruno Pelizzoli, Maturità 1985
Prof.ssa Diana Giannopulo
Apprendo dai Necrologi del Corriere che la professoressa Diana Giannopulo ci ha lasciato.
Insegnava matematica e fisica nel corso A: aveva un carattere burbero pari alla sua severità.
Ricordo le interrogazioni di fine anno come un incubo, con equazioni e teoremi quasi indecifrabili e un sei strappato sempre sul filo di lana.
Oggi mi viene da sorridere pensando che in via Beroldo studiai più sui numeri che sulle versioni di greco.
Ed è con questo pensiero, intriso anche di gratitudine, che saluto la vecchia prof. Giannopulo
Marco Albanese
Mi unisco a Marco con un sentimento di gratitudine verso chi mi ha “costretto” ad amare materie per le quali non provavo attrazione. Il terrore è durato a lungo, anche dopo il liceo. Ma la vita richiede severità verso se stessi: il suo insegnamento è stato prezioso e, oggi, un dolce, malinconico ricordo.
Buon giorno professoressa.
Antonio Fortichiari
Concordo col ricordo di Marco... Però è sicuramente merito (o colpa? ;o)) della prof. Giannopulo, se nella mia classe (3A del 1979) gli iscritti a Fisica e Ingegneria furono un numero decisamente maggiore di quanti scelsero le facoltà umanistiche...
Un ricordo affettuoso anche da parte mia; credo, che al di fuori del ruolo di professoressa, fosse una persona simpatica e umana... Anche se a noi allievi questa immagine era abbastanza nascosta...
Emanuela Passerini
Un ricordo della Giannopulo (o piuttosto della Diana, come la chiamavamo confidenzialmente e forse a scopo apotropaico), anche da parte mia.
Quando ritornai a casa da una delle mie prime mattinate al Carducci, raccontai a mia mamma che la professoressa di matematica era bionda, con gli occhi chiari e si chiamava, per l’appunto, Diana. Quando mia mamma l’incontrò a sua volta, nell’ora di ricevimento, rimase stupitissima, perché s’era ovviamente figurata una specie di dea ellenica - con quel cognome, poi, chiaramente di quelle parti ... -, come in effetti la ‘nostra’ Diana non fu mai. Era piccola, invece, inscatolata nel grembiule, e faceva scorrere il dito sul registro, per scegliere chi interrogare, e la suspence montava nell’aula silenziosa.
Severa, priva di humour, onesta e meticolosa: vero, con lei, abbiamo studiato tanta matematica! - la fisica, invece, non era propriamente il suo forte: ma c’erano i bei filmati in bianco e nero, americani, con quei due scienziati burloni che facevano viaggiare a tutta velocità le pedine sul ghiaccio secco (ricordo giusto?).
Mi voleva bene, apprezzava il mio modo facondo di argomentare le dimostrazioni di geometria.
Riposi in pace.
Maurizio Harari (matr. 1972)
Non ho mai capito molto di matematica e non sono neppure certa che i suoi insegnamenti abbiano lasciato una qualche traccia dentro di me. Eppure le piacevo molto, mi dava numerosi e immeritati nove. Non è per questo che la ricordo con tenerezza. Giannopulo - con Cuzzi e anche con Pacchiano, i “vertici” dell'impaurente e indimenticabile sezione A - è stata una “presenza” nella vita della sedicenne che sono stata. E che in fondo sono ancora.
Ciao, prof.
Simona Gioia
maturità 1976
Io ricordo altri due episodi della "Gianna", come la chiamavamo noi : un 11 novembre di non so quale anno "....11 novembre... ai miei tempi stavamo a casa...." e noi "perchè ?", risposta "perchè era il compleanno del re!", esplodendo in una risata che ci fece capire in quale considerazione teneva il re soldato bisnonno di quello a cui è stato purtroppo permesso di tornare in Italia.... un' altra volta vide un suo allievo scrivere su un muro del metro e gli fece un tale cazziatone che a momenti il malcapitato si gettava sotto il treno in arrivo.... riposi in pace.
Ciao a tutti.
Aldo Fanti
Maturità 1981
Dire della Diana che conservo un buon ricordo sarebbero parole grosse… Era il mio incubo, ero il suo incubo. Diciamo che la nostra convivenza è stata una pax armata, che ha trovato un bilanciamento ideale nell’ultimo anno di liceo, con un patto di non belligeranza reciproca dichiarato ufficialmente. Il tempo, come sempre, ha saputo poi stemperare gli attriti e negli anni, quando ci incontravamo per strada, la cordialità nel salutarci era sincera…
Stefano Pace
Non so da quando la prof. Giannopulo fosse passata nel corso A. Io l'ho avuta per 5 anni nel corso B, con i prof. Ciresola, Guglielmino, Fabietti, Vedovello, tutti scomparsi ma presenti nei ricordi dei loro allievi, sui quali hanno lasciato - ciascuno a modo suo - un segno indelebile:
Me la ricordo nel suo grembiule marrone, per me aveva una predilezione particolare tanto che , se doveva rimproverarmi per qualche mancanza,....... sgridava il mio compagno di banco!
Peccato non aver festeggiato pure lei quando era in vita, in qualche ricorrenza carducciana.
Franco Milla
Maturità '67
Grembiule perfetto verde acqua, scarpe senza tacco e suola in paraffina, occhi azzurri, capelli in ordine.
“Dai Nani che lo sai…..”
Gianna e le note di Rino Gaetano.
La costante di Boltzmann, che chissà perché non ho mai più incontrato….
Le progressioni geometriche con Fabio de Simone alla lavagna che mi ha lasciato di stucco!
Se oggi sono ingegnere, nel senso che vivo del lavoro dell’ingegno,… Grazie Professoressa Giannopulo!!!
(e smettiamola con la falsa traduzione “engineer” - “ingegnere”, non siamo dei motoristi!)
Era la terza Liceo, sezione A, maturità 1981-1982. I giorni passavano e l’esame si avvicinava….
Avevo più paura di dover decidere cosa fare da grande che affrontare la maturità, perché avevo paura di crescere.
Abbastanza bravo in tutte le materie, ma appassionato di nulla.
Ricordo tanti miei compagni, chiari nella scelta di quale facoltà intraprendere, io sempre più preoccupato.
Poi un giorno, nell’intervallo, mi sono messo a parlare con la Gianna.
Che mi ha sciolto l’arcano e ha dato un senso a tutti e cinque gli anni del liceo……. Grazie Professoressa Giannopulo !!!
In cinque minuti mi hai disvelato che il Greco e la Matematica, la Filosofia e la Fisica sono solo lingue diverse per descrivere la stessa sete di conoscenza
Fortunati quelli che possono abbeverarsi a più fonti!
Andrea Toso
Io ho in mente il suo grembiule verdone e la sua avversione per tutto
quanto fosse "pratico".
Non credo le piacesse molto portarci nel laboratorio di fisica, dove vedeva
un sacco di pericoli per noi e per se stessa: la vedemmo una volta
scansarsi con un balzo inaspettatamente atletico dalla traiettoria del
raggio laser che la stava attraversando....era alquanto spaventata.
Era una persona e una professoressa corretta.
Monica Boccato
matirita' '81 corso A
Ahi, ahi, Franco Milla !
Ti sei dimenticato oggi di aggiungere che tu, in matematica, avevi sempre nove; e che andasti poi al Politecnico per laurearti a pieni voti in ingegneria chimica (il “povero” Osvaldo - tuo compagno di banco - se ne andò invece a studiare medicina) .
Della nostra classe, diplomati nel luglio del 67, solo una nostra compagna - mi pare - si iscrisse a matematica, e ne perdemmo subito le tracce. La maggior parte di noi andò a medicina, lettere, legge, etc.
Ci sarà stato un motivo, vero ?
Per quanto mi riguarda, matematica e fisica non erano al liceo il mio argomento favorito: al Carducci, preferivo leggere, studiare musica, e occuparmi dell’associazione studentesca (la mitica ASC) e del “Mr Giosuè” , il nostro meraviglioso giornale.
Ma tutto questo alla Professoressa Giannopulo (nessuno di noi avrebbe allora osato - anche solo lontanamente - chiamarla Diana) non piaceva: non le piacevano le attività extrascolastiche che alcuni di noi - non tantissimi , ma noti - svolgevano anzicchè studiare.
Non le piacevano le ragazze con i capelli lunghi e biondi (Franco, ti ricordi le angherie che fece passare alla nostra compagna Graziella ?)
Non le piacevano (a lei, come si direbbe in napoletano, un po’ "chiatta") le ragazze che, come me, erano alte 1.75 e si mettevano - a 18 anni !!! - il rimmel sulle ciglia. (Una volta, per questo, mandò persino a chiamare i miei genitori: ricordo ancora la voce infuriata di mio padre furibondo: "Professoressa, sin che mi dice che mia figlia va male in matematica passi. Ma come si permette di mandarmi a chiamare per un po’ di rimmel quando io, CHE SONO IL PADRE, glielo permetto ???")
Accadde subito dopo , inutile dirlo, un’interrogazione improvvisa con voto quattro.
Giustamente, visto il mio scarso rendimento, la Professoressa Giannopulo mi rimandò a ottobre in matematica in prima e seconda liceo.
Giustamente mi ammise alla maturità con il cinque in matematica e fisica.
Altrettanto giustamente, avendo io studiato COME UNA PAZZA per tutto il mese di giugno e di luglio (all’epoca, la maturità iniziava il 1° luglio, e gli orali terminavano alla fine del suddetto mese), mi diplomai con il SETTE in entrambe le materie. Speravo che, così facendo, matematica e fisica non le avrei più viste in tutta la mia vita. Da allora le due materie, della mia vita, non hanno più fatto quasi parte. Per fortuna loro. Tranne che per un po’ di cosette che hanno a che fare con l’economia generale…. Materia che, al liceo classico, allora non si usava studiare, ahimè, e neppure ahimè oggi si studia. Ma per fortuna venne poi in aiuto - un po’ di anni dopo la laurea in filosofia - la SDA Bocconi .
Molti anni dopo la maturità, e ormai molti anni orsono, attraversando piazza del Duomo un giorno la vidi. Vestita di marrone, precisa a come la ricordavo. Ma abbronzatissima.
La fermai: Professoressa Giannopulo, sono una sua vecchia allieva del Carducci …
Era da tempo in pensione. Gentile come non era mai stata ai nostri tempi (e appena tornata da una corroborante vacanza in Africa) mi chiese affettuosamente notizie della mia vita. Le raccontai velocemente la mia carriera (scrivevo, allora, sul Sole 24 Ore). Soddisfattissima, mi disse che non aveva mai avuto dubbi su di me (TUTTI i suoi allievi avevano fatto belle carriere…).
Certo, non sapeva chi fossi.
Certo, mi fece un po’ di pena.
Certo, l’avevo odiata. E tanto. Ma oggi, vedendone il necrologio sul Corsera, e scorrendo le numerose email di "giovani Carducciani", le memorie della Professoressa Giannopulo mi hanno attraversato la mente continuamente, come un film della serie “The way we were”.
Quasi dolcemente.
Diana, possa Tu riposare in pace.
Paola Grego Lunghini
Prof. Franco Vedovello
A tutti i carducciani,
purtroppo dobbiamo darvi la notizia della morte del prof. Franco Vedovello, avvenuta il 2 agosto 2009, dopo lunga malattia.
Noi figli, Sabina Marta e Carlo, e la moglie Giovanna, vi ringraziamo dell’affetto che avete sempre dimostrato nei confronti di nostro papà: la targa che gli avete consegnato nel 2007 e le bellissime foto che abbiamo rintracciato sul vostro sito sono lì a testimoniarlo.
Per chi volesse partecipare i funerali saranno domani, 5 agosto 2009 alle ore 11 presso la chiesa di S. Vittore in Milano.
A tutti voi un saluto,
Giovanna, Sabina, Marta e Carlo
Cari amici,
con grande dispiacere vi debbo comunicare la scomparsa del Professor Franco
Vedovello.
Il Prof. Vedovello, che ha insegnato presso il Liceo per decenni e ha
lasciato in molti di noi, e certamente nel sottoscritto, un ricordo grato e
indelebile, si
è spento all'età di novant'anni.
I funerali avranno luogo domani, mercoledi 5 agosto, presso la parrocchia di
S.Vittore alle ore 11.
Cari saluti a tutti
Diego Noja
Questa notizia mi riempie di una grande tristezza.
Ho avuto il Professor Vedovello come insegnante, lo ricordo come un eccellente insegnante e persona molto competente e di grande intelligenza. Aggiungerei anche di un raffinato umorismo, cosa molto difficile da trovare nelle persone attualmente.
Arrivederci Professore
Angelo
maturità '76
Il Professore Franco Vedovello era una bellissima persona. Sono in Germania di fronte al mio bambino nato tre mesi fa e noto che da settimane mi capita di ripercorrere col pensiero gli anni delle scuole. Negli anni del Liceo, persone come il Professore Vedovello costituivano la differenza il cui valore e la cui bellezza, umana e professionale, spesso si può pienamente comprendere solo con il tempo.
Claudio Greco
(Sezione C, Maturità 1979)
Solo ora vengo a sapere che il professore Vedovello, che Franco, non c'è più. Troppo dolore. Sono lieta che abbia fatto in tempo ad arrivare la targa del Carducci che gli consegnai in ospedale.
Cecilia Narducci
Ho letto con troppo ritardo della scomparsa del nostro amatissimo prof. di Storia dell'Arte.
Qui sotto troverete alcune foto che ci ha inviato due mesi fa una nostra compagna in occasione del nostro trentennale della maturità e che lo ritraggono assieme a noi della III A del 79 (ma c'è anche qualcuno della III del 78) in una mitica gita a Firenze da lui promossa fuori da ogni regola...
E' uno dei nostri ricordi più belli ...e noi lo ricorderemo sempre così.
Andrea Marcolini
(III A 1978-79)
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Della nostra classe (maturità 1979) nella prima foto (davanti a San Lorenzo) si distinguono oltre a lui
- Angela Guerrieri (di spalle che parla con lui)
- Elisabetta Severina (della maturità 1978 ! , a destra del prof in piedi)
e poi, seduti sui gradini
- Stefano Torelli (coperto)
- Giovanna Di Rosa
- Maria Teresa Trombetta
- Alessandra Zilio
- Bianca Del Bianco
- Antonio Fortichiari
(fai click sulla foto per ingrandirla) |
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Della seconda foto non so riconoscere il luogo nè gli altri presenti
(fai click sulla foto per ingrandirla)
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A casa del prof. Vedovello, che ci accoglieva sempre con affetto Emanuela Balbini (fotografa), Franca e Catia Gusmini.

Rientrare dalle vacanze non è paradigma di contentezza. Scoprire la mancanza d’uno dei tuoi professori preferiti rende la cosa davvero triste. Il primo ricordo del professor Vedovello è sempre andato a quello sguardo vispo e divertito con cui ci scrutava. Molti di noi non erano molto interessati alla storia dell’arte e lui lo sapeva bene. Come succede alle persone con intelligenza molto viva e personalità di spessore, Vedovello non dava l’impressione di soffrire granché la cosa. Sapeva catturare l’attenzione con divertente arguzia. Capiva benissimo quali fossero tra noi gli alunni genuinamente interessati e quanti solo diplomaticamente attenti, per non parlare dei recalcitranti. Poneva domande intese a farci comprendere il perché di certe cose, come –ad esempio– “cosa cavolo c’è di bello in una statua greca decapitata e tutta mutilata dagli anni?” Ricordo con orgoglio quando mi affibbiò la scrittura della scheda critica del “quadro bianco su sfondo bianco” di Kazmir Malevich. Non era davvero facile scrivere sul quel punto cardinale del suprematismo, ma quello era già di per se un attestato di stima. Mi diede un gran voto che, d’altra parte, avevo solo in condotta e in filosofia con Renato Fabietti, un altro de miei idoli del liceo. Quando -grazie all’Associazione- ho trovato l’indirizzo di Vedovello gli ho subito mandato due righe di saluto, spiegandogli chi fossi. Tra valanghe di studenti ero certo non potesse ricordarsi di me. Ci misi così anche una mia foto. Dopo pochissimi giorni la sua risposta. Non aveva avuto bisogno della foto per ricordarsi di me. Ero felice di avere ricevuto una sua lettera che ho messo via gelosamente e sono certo si ricordasse di me come di qualsiasi altro suo studente. Speravo di rivederlo a scuola, purtroppo non c’è stato modo. Lo sguardo azzurro e sornione di Vedovello continua a vivere con me da sempre e sono certo che questa bellissima figura non ha abbandonato nessuno di noi che ha avuto la fortuna di conoscerlo. Ciao professore, anche se mi mancherai sarei sempre con me. Soprattutto ogni volta che guarderò una qualsiasi opera d’arte.
Roberto Savstano
3B 1980
Bepi Tomai
Biblioteca anteprima - mondo operaio 2/2009
Presso le Edizioni Diabasis, a cura di Massimo Campedelli, sta per essere pubblicato Creare soggetti. Dialoghi con Bepi Tomai, formatore umile e gentile. È una raccolta di scritti in memoria di Bepi Tomai, dirigente delle ACLI ed esperto di formazione, prematuramente scomparso qualche anno fa.
Il volume raccoglie, fra gli altri, scritti di Alberto Valentini, Roberto Biorcio, Salvatore Natoli, Emanuele Ranci Ortigosa, Tito Boeri.
Pubblichiamo di seguito il contributo di Luigi Covatta, dedicato alla Milano degli anni ’60.
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Ivano Abriotti
ERA IL 1964, OTTOBRE,
inizio dell'anno scolastico, inizio di una nuova avventura: la scuola superiore, il Ginnasio
tutte le quarte in aula magna,
pistolotto del Preside Prof. Bernardino Ferrari,
l'appello.
ero in 4^ H.
il Prof. di lettere, Don Mariano Visalli, essere perfido,
ci conduce in aula, nel seminterrato.
ognuno si sceglie il banco
ognuno si ritrova un compagno di banco.
il mio è Ivano Abriotti.
Passano i mesi ed a Pasqua gli chiedo i suoi programmi.
mi risponde che andrà al paese dei nonni e
mi gira la stessa domanda
ed ottiene la stessa risposta.
dopo il ripetersi reciprocamente la stessa domanda ed ottenere la stessa risposta, scopriamo che,
sebbene in due diverse regioni
i nostri nonni vivono in due comuni limitrofi.
finisce l'anno, io bocciato, lui promosso.
vacanze estive,
ognuno con le sue amicizie ed i suoi impegni vacanzieri, ma ci si vedeva spesso.
quarta e quinta L per me,
poi tutto il liceo in G dove già in prima siamo nella stessa classe,
ma non più stesso banco
continuano le frequentazioni estive
i nonni ci prendevano in giro perchè all'inizio vacanze giravamo in auto si beveva campari e si fumavano marlboro,
a fine estate si girava in bicicletta, non si "aveva voglia" di bere, e si fumavano alfa o nazionali semplici.
Lui Fisica io Architettura al Poli.
spesso anzichè tornare a Sesto andavo a pranzo dai suoi in Via Pacini, ero di famiglia.
la laurea, il lavoro, la famiglia
1980 mi trasferisco a Udine
continuano le frequentazioni.
solo estive
estate 2008
nella casa dei suoi nonni c'è solo la zia
mi dice quest'anno non viene perchè la mamma sta male e non può affrontare il viaggio.
ieri 20.07.2009
preso dalle nostalgie dopo la visita al sito carducciani,
rintraccio il telefono di Ivano,
lo chiamo timoroso di sentirmi dire che la mamma è mancata.
che sollievo,
risponde proprio Lei,
un po di convenevoli, notizie, saluti e le chiedo di passarmi Ivano.
un agghiacciante silenzio, un pianto disperato, la certezza della tragedia, la conferma della tragedia:
"Ivano è morto".
Ivano che doveva chiamarsi Ivan, ma il prete si rifiutò di battezzarlo perchè era un nome comunista (sic!)
Ivano che ha usato la sua vita per accudire sua madre
Ivano che per pigrizia non ho cercato prima ed ora ho mille rimorsi
Ivano.....................
ti ricordo, ti saluto, ti piango
Silvio A. Cicuto
Ivano è un grande portiere, non molto alto, ma un fenomeno tra i pali.
Per anni ha difeso la porta della nazionale Carducci e poi dopo il liceo quella degli O.T. (Old Troions Football Club 64, compagine nata nei cessi del terzo piano).
Poi si è fatto male, ma ogni tanto ci salutavamo caramente incontrandoci in via Pacini.
Adesso starà giocando con Eugenio, Gironi sezione B, terzino chiamato “vecchia mignatta” oltre che chitarra dei Jolly dogs di Bruno Cattaneo: ci stanno aspettando per ricompattare la squadra!
Che tenerissima tristezza.
Ciao Franco Ferrari
Arnaldo Mercati
17-06-2009
Poche addolorate righe per comunicarvi la morte di ARNALDO MERCATI,
carducciano di anni ormai lontani; uscito dal liceo come me, nel 1952(!).
Non so se fosse socio dell'associazione, ma credo di sì. O credo almeno che
si fosse associato all'inizio.
Domani, giovedì, alle ore 15, un rito laico di ricordo sarà tenuto al
Santuario dell Grazia, via Montecassino 8, monza, vicino al parco.
Arnaldo Mercati è stato un uomo onesto.
Piccolo aneddoto significativo; qualche anno dopo l'uscita dal liceo,
proprio Mercati si è fatto promotore di uno di quegli incontri che si
definiscono rimpatriate. Al Ristorante all'Angelo in via Larga:
all'appuntamente ci siamo presentati in tre: Mercati, il sottoscritto, e
Bettino Craxi (nostro compagno di classe dalla Ia alla IIIa).
Luigi Lunari
Salvatore Guglielmino
Addio a Guglielmino, ha portato il Novecento sui banchi
SCUOLA E' SCOMPARSO ALL' ETÀ DI 75 ANNI L' AUTORE DI UNO DEI MANUALI PIÙ FORTUNATI. DAL 1971 LA SUA «GUIDA» INSEGNAVA LA LETTERATURA ALLE GIOVANI GENERAZIONI
Pubblicato il 22 dicembre 2001 - Corriere della Sera
Autore: Monti Fabio
Giuseppe Pontiggia
«Addio, caro Pontiggia amico vero di Milano»
AMICI E POETI RICORDANO LO SCRITTORE SCOMPARSO NELLA SUA CASA IN VIA FARNETI
Loi: amava i luoghi senz'auto e difendeva i locali storici
Pubblicato il 28 giugno 2003 - Corriere della Sera
Autore: Manzoni Franco
Alessandra Piovesana
9 aprile 2009
Ieri sera è morta Alessandra Piovesana, in seguito a
malattia.
Si era diplomata al Carducci nel 1980 e sicuramente molti la ricordano anche
perché era stata l'unica sopravvissuta della funivia caduta del Cermis nel
1976, quando la nostra classe era in gita scolastica e morirono anche altri
due compagni di scuola.
Chiara Allegra
La conoscevo abbastanza bene, ero nella classe un anno piu' avanti di
lei.
Ero amico di suoi amici.
Ricordo perfettamente il giorno della
tragedia del Cermis e le lacrime e la disperazione di tutti, specie
della mia compagna di classe Alessandra, che tentai in qualche modo di
consolare.
Ciao Ale, sei stata davvero sfortunata, cerca di star bene
almeno li' dove sei ora.
Andrea Bassani
Ancora una brutta notizia,
in questi giorni tristi.
In particolare per chi ricorda i giorni del
Cermis e cosa ha rappresentato
per la comunità del Carducci...
Quei giorni non li abbiamo dimenticati, quei nomi non li abbiamo scordati. Questa notizia rinnova un dolore che
non trova facile consolazione.
Lucia Moretti
Anch'io ricordo Alessandra,
la ricordo con voi, forse le stirpi degli uomini sono come le foglie, ma il nostro ricordo, la storia di quel pezzo di strada vissuto assieme ci unisce, ci fa credere che abbiamo una meta comune, e, che abbiamo vissuto,
Augusto Tommaso Caraceni
Un tuffo nel passato e un grande brivido dentro.
Stesso corso, (G) solo due anni più avanti.
Come dimenticare quei giorni vissuti a fianco di uno dei più cari e
fraterni amici di allora, fratello di una delle vittime.
Un abbraccio a tutti.
Silvano Pupella
Ale,
che amicizia strana è stata la nostra, iniziata dopo la scuola e non durante quegli anni, come sarebbe stato più naturale.
Dopo un lungo periodo di silenzio, l'Associazione ci ha fatto ancora avvicinare, come penso sia stato per tante altre persone che la vita aveva allontanato ma che avevano continuato ad essere vicine nel cuore.
Non so cosa ci sia dopo la morte, ma mi associo ad Andrea e spero che, ovunque sia, Tu stia bene.
Ciao.
Poppi
Che frustata. In una mezza mattina simile a tante altre. La ruota della
memoria gira all'indietro. Ecco il viso di Alessandra: dolce e curioso. La
ricordo ridere e investigare uno strano servizio, forse di eva 2.000, che la
ritraeva in una strada di Milano, con una sua amica.
E poi, come le code di un aquilone, ecco arrivare le righe di Andrea,
Augusto e Silvano: tutti amici ormai lontani ma qui, di fronte a me.
La vita è strana. Ciao ragazza, ciao ragazzi.
Francesco Valentini
Cari Amici,
un dolore che si rinnova... e gli occhi ancora una volta umidi... una sorta di maledizione che ci riporta a quei giorni drammatici del Cermis!
Quali parole... un bacio ad Alessandra oramai quieta per sempre ed un abbraccio forte a Chicco, a Pietro, a Silvano... Giovanni, Cesare, Andrea, Chiara e a tutti gli altri che eravamo... e a tutti gli altri di allora...
Un bacio ancora...
Marco Baldini
La ricordo benissimo, come ricordo la sera in cui ho saputo del cermis.
Ricordo anche che mio padre era amico di infanzia della mamma di
Alessandra, la conoscevo di vista quindi molto prima di vederla al
carducci. brutta notizia.
Roberto (3a B 1980)
Quando la funivia era venuta giù portandosi via Giovanni e Francesca, la mia
incapacità di elaborare una risposta si era nel tempo confrontata con il
volto di Alessandra, il suo incancellabile e quieto sorriso e quella
andatura un po' sbilenca che ricordava come essa fosse figlia di un miracolo
o del caso.
L'avevo rivista in occasione di un'altra inspiegabile scomparsa, quella di
Guido (Capelli) e non mi era sembrata cambiata per nulla come se il tempo
non fosse mai trascorso ed il suo sorriso fosse sempre uguale.
Che amara sorpresa la sua scomparsa: non sapevo fosse malata e, ancora oggi,
come 33 anni fa, rimane dentro me quell'inspiegabile silenzio che spesso
non trova risposta.
Mi spiace non poter esserci sabato,
Ciao a tutti
Marco Albanese
Sono al lavoro e, come spesso faccio a fine giornata, mi sono collegata
alla posta di casa per dare un'occhiata ai messaggi. Sono rimasta senza
parole.
Ricordo bene Alessandra con la quale ci siamo frequentate
durante gli anni del liceo, così come con Manuela, Maria Grazie,
Susanna. Allo stesso modo ricordo tanti di quelli che oggi hanno
scritto e ai quali mi unisco per mandarle un abbraccio.
Alessandra Favilli
(Maturità 1979)
Ciao piccola Alessandra..."Il postino suona sempre due volte"...e con teè stato di un cinismo spietato...
come in un film rivedo le scene del dopo Cermìs, il tuo ritorno a scuola, le
stampelle, le MS fumate nei corridoi del piano terra, le operazioni
successive per quel tendine maledetto e le vacanze a Monterosso con Chicco,
Claudio e le tue amiche... nella commozione tutto torna più vicino....
non potrò esserci a Lambrate...ti abbraccio qui per l'ultima volta...un
bacio,
Giovanni Rivolta
Ale, un incontro casuale dopo tanti anni fuori da un cinema d'essai,
quel sorriso tra il timido e l'arguto appena adombrato
da un'antica tristezza, l'inevitabilità del pensiero che torna per un attimo veloce a quei giorni,
alla incredula devastazione prima, al bisogno di normalità poi,
passando dallo scudo umano che talvolta improvvisavamo
nel cortile, alla fine delle lezioni, per proteggerti dall'invadenza
dei reporter, e con te l'intimità del dolore di noi tutti per chi non c'era più.
poi un saluto ed un proposito "vediamoci!"
forse più vero dei tanti che ci capita di pronunciare, poi comunque disatteso.
E tu vivevi un altro dramma...
ti abbracciamo forte come forte sei stata, pur nella tua fragilità.
Cesare Radaelli
un grande bacio ad Alessandra che non ho conosciuto ed uno a Francesca che e' sempre nel mio cuore
Marco Serralunga
Il tempo per me si è fermato allora e ti ricordo bene con il tuo viso
intelligente e disponibile.
Penso anche alla mia meraviglia quando tu, ragazza del liceo,
accoglievi me, piccola ginnasiale, con lo stesso trasporto che usavi
con le tue amiche.
Una saluto, due parole nell'intervallo e poi di nuovo ognuna nella
sua classe.
Non so se ti sarai mai ricordata di me in questa tua vita intensa, io
di sicuro qualche volta ho viaggiato nella memoria e tu eri lì.
Buon viaggio Alessandra...
Con affetto
Marzia
Cara Alessandra,
ogni volta che Ti incontravo, all'entrata di scuola, durante i tanti
intervalli delle nostre lezioni o al termine delle stesse, ti abbracciavo
sempre e Ti baciavo sulle guance, come d'altronde ho sempre fatto con tutte
le ragazze, ma con Te era diverso per quello che tutti sappiamo e facevo
anche qualche passo con Te, sorreggendoti e stringendoti al mio fianco,
anche se con noi c'erano i tuoi e i miei amici e ogni volta, per anni,
vedendomi da lontano, Tu te lo aspettavi e ora desidero farlo ancora e sarai
sempre nei miei pensieri e nelle mie preghiere.
Marzio
Carissimi tutti,
certo che ricordo Alessandra e per fortuna anche i suoi sfoghi, seppur
riservati e intimi, specie quando si avvicinava la data dell'incidente e
aumentava la tensione, il dolore e la non voglia di essere una vittima dei
giornalisti.
Ricordo bene alcuni di coloro che hanno scritto ripensando ad Alessandra,
così come suo fratello Claudio, bravo ragazzo anche se allora un po' perso.
Vi abbraccio con affetto, con la consapevolezza che i vissuti e i ricordi
che ci uniscono non si modificheranno mai perché appartengono a una parte
molto vitale della nostra vita.
Ad Alessandra un pensiero affettuoso e l'augurio che possa godere di pace.
Candida Berti
Ciao, ragazzi, sono paolavallatta (tutto attaccato, ché mi viene meglio) e sono stordita, spaventata e confusa, ergo non riesco a capire come si fa a iscriversi qua dentro (e vorrei esserci anch'io) e a scrivere qualcosa per alessandra. ale cantava (l'ho già detto, pure al funerale, seppure in maniera così flebile che l'hanno capito in due) che ale cantava joni mitchell meglio di joni mitchell. enrica, stefano, valeria e io (e poi isa, paolo e altri) abbiamo pensato di ricordarla con qualche verso di una canzone che ale cantava sempre ai tempi del liceo e volevo postare quello che vedete in viola qua sotto. se ce la fate a inserirmi tra voi e a inserire questo ricordo di ale vi sarò molto grata. intanto un bacio a tutti e grazie
paola
Per Alessandra
And the seasons
they go round and round
And the painted ponies
go up and down
We're captive
on the carousel of time
We can't return
we can only look behind
From where we came
And go round and round
and round
in the circle game
(Joni Mitchell)
Milano, 8 aprile 2009
e non riesco ad aggiungere altro
Paola Vallatta
Questa è la poesia che abbiamo ascoltato oggi, dalla voce stessa di Sereni, in ricordo di Alessandra (e di Francesca e Giovanni)
Anni dopo
La splendida la delirante pioggia s’è quietata,
con le rade ci bacia ultime stille.
Ritornati all’aperto
amore m’è accanto e amicizia.
E quello, che fino a poco fa quasi implorava,
dall’abbaiato portico brusìo
romba alle spalle ora, rompe dal mio passato:
volti non mutati saranno, risaputi,
di vecchia aria in essi oggi rappresa.
Anche i nostri, fra quelli, di una volta?
Dunque ti prego non voltarti amore
e tu resta e difendici amicizia
Vittorio Sereni
Riesco a compiere il gesto di digitare qualcosa sulla tastiera solo ora….. le emozioni si affollano nella mia testa, mi stringono lo stomaco.
Non sono mai stata molto capace di parlare attraverso le parole scritte, tanto meno ora e qui.
So solo che le nostre vite, come la tua Alessandra, sono fatte di attimi, miliardi di milioni di attimi.
Ma alcuni di questi sono assurdamente e imprevedibilmente più importanti di altri: come quello che ti salvò allora, come quelli che impedirono ad altri di entrare in quella maledetta funivia. Attimi brevi come lampi ma anche lunghi come l’eternità……
“Fermati attimo, sei tanto bello!” disse Faust. E io fermo l’attimo del tuo ultimo incontro Alessandra, per strada, qualche anno fa. Eravamo serene quel giorno e credo sinceramente contente di raccontarci, nel primo bar che abbiamo trovato.
In quegli attimi insieme le nostre vite e i nostri anni ci sono sfilati davanti in racconti a brandelli, persino concitati ma stranamente sinceri, nonostante non fossimo mai state amiche strette. Ma in quegli anni ci sentivamo tutti molto vicini, condividevamo davvero le nostre esistenze: e in quello strano incontro è come se avessimo rimesso insieme un po’ di quella sana e bella intimità.
Parte della tua storia è stata anche un pezzo della mia: sei ancora qui, insieme a me.
Ciao Alessandra, ti abbraccio forte.
Donatella
Sto veramente male per questa notizia che ho appreso in ritardo e ho letto da tutte le mail di chi ha commentato.
Non conoscevo alessandra direttamente, ma la ricordo subito dopo
la tragedia all'ingresso del carducci sulla sedia a rotelle
circondata da compagni e amici...
sono davvero scosso
un abbraccio a tutti
Andrea Grianti
La maledizione del Cermis comincio' 22 anni fa
Il racconto della donna che si salvo' nel ' 76: "Pensavo di morire, ero sicura di morire. Ero una ragazzina ma da quel giorno la mia vita e' cambiata"
La milanese miracolata: non posso ripensarci, da allora non sono mai piu' tornata a sciare
Scarica l'articolo del Corriere della Sera scritto da Postiglione Venanzio il 4 febbraio 1998 (formato PDF, 96 KB)
Morta l'unica sopravvissuta del Cermis
L' addio Trentatré anni dopo la tragedia della funivia in Trentino
Giornalista La tragedia avvenne il 9 marzo del 1976. Alessandra era una giornalista di «Airone» Cermis, morta Alessandra Piovesana Era l' unica sopravvissuta al disastro
Scarica l'articolo del Corriere della Sera scritto da Santucci Gianni l'11 aprile 2009 (formato PDF, 44 KB)
Molti ragazzi fra le 42 vittime della funivia. Accuse dall'estero mentre si apre l'inchiesta
Solo confuse ipotesi per ora sulle cause della sciagura di Cavalese
Scarica l'articolo del Corriere della Sera scritto da Mino Durand l'11 marzo 1976 (formato PDF, 5,6 MB)
Gigi Notari
Ho saputo, con molto ritardo, della scomparsa di Gigi Notari, una persona a cui sono stato molto legato soprattutto quand'ero un fessacchiotto al ginnasio. Anche lui, di Via Venini, aveva fatto il Carducci. Gli devo certi giri e bevute. Ho dedicato a Gigi un piccolo omaggio sul mio blog http://emgiordana.blogspot.com/2009/02/gigi-la-mini-e-il-bianco-spruzzato.html, un epitaffio forse poco ortodosso ma che mi sembrava doveroso e che è il mio modo di rendergli omaggio. Non fiori ma opere di bene. Non preti ma bandiere rosse (o di altro colore se preferite). Un buon bicchiere per viatico. Forse molti si ricordano di lui se non come frequentatore del liceo (credo avesse una carriera scolastica con molti giri tra scuole diverse) come impenitente frequentatore dell'Erika).
Emanuele Giordana
Prof. Umberto Nicolini
26 gennaio 2008
Carissime e Carissimi, all'inizio di gennaio (scusatemi se vi scrivo solo ora, sono un ex-carducciano un po' distratto....,) è mancato Umberto Nicolini, professore di Ginecologia e Ostetricia dell'Università degli studi di Milano. Era un ex-carducciano, mio compagno di classe (maturità 1970). Vi comunico la cosa infausta perchè Nicolini era primario al Buzzi, dove in questi anni aveva condotto una seria battaglia anti-ideologica nel suo campo, difendendo i diritti e la salute delle donne e, al contempo, dandosi molto da fare per la vita dei nascituri. Era un "superspecialista" in analisi pre-natale, isomma una vera, come si dice, "autorità" a livello nazionale e internazionale.
Ugo Fabietti
Vorrei dire due parole sul prof. Nicolini, per me maestro esemplare in questi anni al Buzzi.
Ex carducciano, compagno di classe dei miei genitori, per caso ritrovato come professore di ginecologia all'università prima e mio primario poi.
Medico di grande umanità, ricercatore arguto, professore esigente ma sempre disposto all'ascolto. Mancherà a tutti quelli che hanno avuto il piacere di lavorare con lui ma mancherà anche la sua intelligenza in questi tempi difficili per l'ostetricia e nelle scelte politiche e sociali (vedi discussione su 194).
Isabella Fabietti
Prof. Mario Zambarbieri
25 gennaio 2008
Carissime e Carissimi,
purtroppo mi è stato appena comunicato che il Professor Zambarbieri è mancato...
Abito nello stesso condominio, e oggi è giunta la triste notizia.
Si sapeva che ultimamente non stava molto bene, ma non pensavo che ci stesse per lasciare.
Il destino ha voluto che, settimana scorsa, mentre uscivo di casa per andare a lavorare, lo incrociassi proprio mentre gli infermieri della Croce Rossa lo portavano in ospedale.
Era sorretto a braccia, ma vestito, col suo cappotto, il suo cappello.
Nonostante la crisi del momento, prima di andare via mi ha fatto un sorriso e inviato con la mano, come era solito fare lui quando ci si incontrava, un bacio.
E' questo il saluto del Professore che giro a tutti Voi, Care Amiche e Cari Amici del Carducci, in questo tristissimo momento.
Pasquale Runfola
Mi unisco di cuore alle parole di Gattinoni.
Il prof. Zambarbieri, (Bambina, hai paura di me? Non devi, non devi) sarà un ricordo indimenticabile.
La sua attività non si limitava all'insegnamento di latino e greco, ma si estendeva all'insegnamento della vita, tessendo un parallelo continuo tra l'antichità ed il mondo moderno, non certo dal punto di vista tecnologico, ma da quello della psiche umana.
Essere cresciuti a quella scuola ha reso più facile l'affrontare le difficoltà che si incontrano quando si diventa grandi
Paolo Giacomoni
Con il Professor Zambarbieri, per alcuni di noi, se ne và una parte di vita. E lo capisce chi ha avuto la fortuna di averlo come Maestro, e di essere stato in sintonia con lui.
Luciano Gattinoni
Vorrei anch'io lasciare, un ricordo per il Prof. Zambarbieri mio maestro nel triennio del Liceo.
Ricordo in lui un'umanità mai banale, un'attenzione agli studenti sempre precisa e rassicurante, una cultura grandissima ma comunicata nella maniera tale da non abbattere chi, come noi, poca cosa eravamo.
Un maestro di vita che si ricordava di mandarti le cartoline dalle vacanze, con la squisita cortesia di scrivere, nell'indirizzo, prima del tuo nome Stud. e poi dopo la maturità Stud.Univ:, in risposta a quelle da te mandate ovviamente con l'indicazione di Prof.
Ne ho davanti agli occhi una, che conservo da tempo come prezioso segnalibro al testo che più mi consola "Jean Giutton - Lettres ".
Chissà se un giorno riuscirò a riscriverLe, Caro prof. Zambarbieri, una altra, ultima lettera.
Angelo Giovanetti - Corso E maturità 1976/77
Per chi non l'avesse letto, mi permetto di riportare un necrologio apparso oggi sul Corriere:
Omero, Agamennone, Ulisse, Patroclo, Sofocle, Eschilo, Euripide, Saffo, hanno certamente accolto con benevolenza, stima e riconoscenza il prof. Mario Zambarbieri che li ha raggiunti. Con altrettanta stima e gratitudine, per quella parte del suo insegnamento che vive in loro, suoi allievi, ma anche con profondo affetto e dolore lo salutano Pietro Frontali, Clara Peroni, Silvana Bianchini, certi di interpretare il sentire di tutti i loro compagni della sezione E del 1964 del Carducci che hanno avuto la fortuna di essere suoi discepoli.
Giovanni Scirocco
Navigando in rete mi è capitato di visitare la pagina "In memoriam" con il vostro ricordo del caro prof. Mario Zambarbieri.
Penso che vi possa interessare la notizia dell'intitolazione delle scuole elementari di San Fiorano (LO), il paese natio a cui il professore è sempre rimasto affezionato (e nel cui cimitero ha scelto di essere seppellito).
L'intitolazione della scuola, in cui Mario ha insegnato da giovane, avverrà domenica 10 Maggio 2009 alle ore 11.30, all'interno del programma di manifestazioni legate alla sagra patronale di San Fiorano.
Stefano Omini
(San Fiorano)
Con un gruppetto di ex-carducciani ci siamo ritrovati alla cerimonia semplicissima e commovente dell'intitolazione della scuola elementare di SanFiorano al prof. Mario Zambarbieri.
E' stata una occasione bella e simpatica di ricordare il nostro antico maestro in mezzo alla pianura che l'ha visto nascere e crescere e a cui ha dedicato tanti pensieri poetici (tra cui quelli raccolti nelle Lettere Milanesi edite dalla Parrocchia di San Floriano).
Grazie di averci informati dell'iniziativa, a cui ci ha fatto molto piacere partecipare.
Stefano Pierantoni
maturità 1982
Ho terminato di leggere in questi giorni il Libro Lettere Milanesi di Mario Zambarbieri,
già citato a piene mani dal prof.Rizzo in Aula Magna, in una commossa commemorazione, qualche mese fa e donatoci, in occasione della dedicazione della scuola elementare di San Fiorano..
E' una lettura appassionante, che accosta al racconto della "saga" personale, quadri di vita locale letti con lo sguardo ai grandi movimenti della cultura e della storia; un invito prezioso, valido soprattutto per le nuove generazioni, a percorrere la "via stretta", a fuggire il conformismo, ad essere esigenti nei confronti di se' stessi, "protagonisti del nostro destino", a partire dalle nostre radici, dalle cose più semplici, dei valori umani e dalla natura dell'amatissima campagna.
Una testimonianza di un'epoca che ormai possiamo dire passata, ma anche una chiave di lettura universale, che poggia saldamente sul pensiero classico, da parte di un uomo di grande modestia, ma ben conscio di avere raggiunto, o forse meglio, accostato - secondo il suo sentimento- i vertici dell'elite culturale europea.
Credo che il libro dovrebbe avere sorte migliore, rispetto alla tiratura "celebrativa" del comune di San Fiorano, che lo distribuisce localmente "ad personam".
Proporrei all'Associazione, qualora non lo avesse ancora nei propri progetti, di farsi promotrice per la diffusione di questo testo, innanzitutto all'interno della scuola, sia fra gli studenti, che fra gli "ex", magari verificando le possibilità per una rivisitazione editoriale che lo renda appena più "fruibile".
La fama e la venerazione diffusa fra generazioni di studenti sarebbero una garanzia per un'operazione che potrebbe rivelarsi molto interessante.
Giorgio Radaelli
Invito a vedere l'album "Homerici carminis dispexit lumina" 10 maggio 2009 SanFiorano (LO) di Giorgio Radaelli su Picasa Web Album, dedicazione Scuola Elementare Prof. Mario Zambarbieri
Addio al professore del «Carducci» che insegnò ad amare Iliade e Odissea
Pubblicato il 3 febbraio 2008 - Corriere della Sera
Autore: Brevini Franco
Prof.ssa Maria Carla Burri
16 gennaio 2008
Purtroppo, la Prof.ssa Maria Carla Burri è mancata pochi giorni fa.
Il funerale si è svolto questa mattina. Ne ho avuto notizia solo ieri sera, quindi non ho fatto
in tempo ad avvisarvi, nel caso qualche suo ex-studente come me avesse desiderato partecipare alla cerimonia.
La prof.ssa Burri è stata docente di Lettere al Ginnasio per tantissimi anni, mia (Sez. A, 1979-1981) e di chissà quanti altri carducciani. Devo quasi interamente a lei quanto imparai di Latino e Greco al Carducci. Se sfoglio Grammata, mi sembra di sentire ancora la sua voce. Il suo impegno, competenza e passione sono d'esempio per tutti i suoi ex-studenti che ora sono dall'altra parte della cattedra. Il suo ricordo sarà sempre vivo.
Stefano Bregni
Camillo Pedrotti
5 novembre 2006 Cimitero di Lambrate
Caro Camillo, non ci siamo mai scritti lettere, io e te. Tra maschi non si usa, neanche quando un legame di affinità tiene uniti per tutta la vita, e oltre.
Perciò ora faccio fatica a trovare, non le parole, ma il tono. Vorrei lasciarmi andare, ma ci sono tante persone che mi ascoltano e che ti hanno voluto bene. Mi sento un poco a disagio.
La nostra non è mai stata un'amicizia tra adolescenti, ma da adulti, anche se quando ci siamo conosciuti io portavo ancora i pantaloni corti. Ma ero l'unico della classe.
Ti ho preso come modello, per alcune cose. Quando a vent'anni sei passato in Vespa dal campeggio di Cavi con il ferro da stiro nello zaino, mi hai folgorato. Ho capito allora che la libertà passa anche dal sapersi stirare le camicie da soli.
Strana generazione, la nostra, abbiamo preso tutto molto sul serio, sin da ragazzi. Troppo sul serio per fare le cose ci avevano insegnato. Abbiamo cercato di inventarci la vita, ma non ci è riuscito sempre bene.
Noi due abbiamo avuto ciascuno una sola figlia diletta, e altre figlie non nostre ma altrettanto amate. Abbiamo fatto insieme i babbi skilift sulle nevi di improbabili località alpine. Abbiamo tenuto insieme i pezzi della nostre famiglie modulari. Insomma abbiamo fatto del nostro meglio. Per esempio, non abbiamo mai ammazzato le nostre prime mogli, e di questo qualcuno ci renderà merito, anche se a quest'ora, come dicevi tu, saremmo già stati fuori di galera.
Abbiamo lavorato sodo, sempre e a modo nostro, ma non abbiamo messo un soldo da parte. Stiamo ancora pagando il mutuo, però ci possiamo guardare in faccia e nello specchio.
Per anni abbiamo giocato a carte per avere un'occasione di parlare dei nostri problemi, con cinismo e pudore, e quello che mi dicevi non mi arrivava mai scontato. A volte eri tu il fratello maggiore, a volte ero io.
Dieci anni fa, il primo Capodanno a Parigi lo abbiamo passato insieme, come dice Mario, nel mio armadio di rue Tiquettonne, e tu hai camminato per tre giorni nel freddo come non ti ho mai visto fare. Tu che prendevi l'ascensore per scendere un piano di scale.
Con Paola ti abbiamo trovato per terra l'altra sera, circondato da quattro o cinque energumeni che te le davano sodo. Volevo intervenire in tua difesa, come ai bei tempi, ma non erano fascisti. Erano brave persone vestite di arancione che non volevano rassegnarsi a capire che eri già morto. Sul tavolo c'era il leggio con un libro ancora aperto, da un lato la trinitrina, dall'altro il sigaro acceso. Ci siamo dati a vicenda delle teste di cazzo una infinità di volte, e non voglio ripetermi. Ma questa volta ho l'impressione che tu l'abbia fatto apposta.
Giulia dice che te ne sei andato in un modo che corrisponde molto alla tua particolare sensibilità, molto più della discrezione: senza disturbare nessuno, quando ti sei sentito tranquillo che tutto fosse a posto, di venerdì sera, con davanti il week end per sistemare tutto. Non so se è vero...
Però quando ti abbiamo steso sul letto, nella tua stanza della nuova casa che mi avevi fatto vedere con soddisfazione quasi infantile, avevi un volto disteso e sereno, come da tempo ormai ti vedevo di rado. Non sembrava che avessi appena finito di essere pestato per più di mezz'ora. Solo i capelli un po' scarruffati sulla tempia sinistra, come ti capitava spesso negli ultimi tempi.
Sul comodino c'era una pila di libri, metà di fantascienza, vecchi Urania, e metà di scienza. Non hai mai smesso di essere curioso, soprattutto delle idee e delle grandi teorie. Ricordo quella volta che io, passando in tua assenza a ritirare la posta dalla casa di via Calvino di cui condividevamo le chiavi, ho visto sul tavolo che stavi leggendo un libro di fisica e ti stavi appuntando uno schema delle forze fondamentali. Allora ti ho lasciato un biglietto per dirti che l'elettromagnetica e la debole erano state da poco unificate in un'unica forza, e sapevo che quello era un codice che non avrei potuto condividere con altri.
Uno degli infermieri che ti avevano menato, a fin di bene, mi ha chiesto che cosa erano le croste che avevi sulle braccia. Non te l'ho mai chiesto, è sempre rimasto un tabù tra di noi. Gli ho risposto che ti grattavi involontariamente per nervosismo. Poi sono andato in bagno e ho fatto pipì nell'orinatoio di cui eri tanto orgoglioso. Tu e Gino mi avevate promesso che sareste venuti a pisciare sulla mia tomba, ricordi? Questa non l'hai mantenuta.
Mi sento molto più solo oggi, però venendo via dalla tua casa, l'altra sera, ho finalmente trovato anche le lacrime che non ero riuscito a piangere alla morte di mio padre, quando avevo 19 anni. E poi a quelle di Raffaele e del Popi.
Mi resta molto di te, sparso un po' da tutte le parti. Per esempio i tuoi modi di dire, che per tutta la vita ho assorbito e ripetuto senza neppure sapere da dove venissero, ma che mi sembrano così evidenti. Quest'estate in Cina, con tanti amici, mi è venuto fuori quello dei "pezzi di vigile", e ho fatto una gran fatica a cercare di spiegarlo agli altri. Né penso di riuscirci adesso. Altro che lessico familiare: "El gha dito cuiaton!".
Ti ho invidiato anche, vedendoti così lontano, sereno e irraggiungibile, su quel letto. Ma mi vergogno a dirlo, e perciò la chiudo qui questa lettera, Cami, e ti saluto.
Roberto Satolli
Scarica il filmato, spezzone di una partita di calcio del 1966 tra II E e II B in cui si vedono Camillo Pedrotti e Roberto Satolli in porta (764 KB, formato Windows Media Video)
Foto di Camillo Pedrotti
Leggi l'articolo in terza pagina di Camillo Pedrotti dal giornalino studentesco "Mr Giosuè" (1,3 MB, formato Adobe Acrobat)
Prof. Ettore Cuzzi
Corriere della Sera del 7-02-2006
Una vita in cattedra. Fece amare i classici agli studenti
(formato PDF, dimensione 204 KB)
Prof. Luigi Tropia
Insegnò latino e greco nelle sezioni G ed H poi venne trsferito ad altro liceo.
Pensionato si dedicò alla religione e venne ordinato sacerdote.
Era un prof eccezionale, tenne un doposcuola bisettimanale a tutti noi di III G cui avevano per l'ennesima volta cambiato la maggior parte degli insegnanti.
Silvio Cicuto
Ricordando Don Luigi Tropia
Il 6 gennaio del 2005, festa dell’Epifania del Signore, Don Luigi Tropia si è unito alla schiera di coloro che si sono incamminati per andarLo ad adorare. Immagino che il breve tratto che lo divideva da Lui lo avrà percorso premuroso, sorridente e un po’ ciondolante come lo abbiamo conosciuto negli anni in cui ne siamo stati allievi e abbiamo imparato da lui il greco e il latino. Del greco e del latino Tropia era un conoscitore impareggiabile e li sapeva insegnare come pochi: pochi, infatti, sanno amare così tanto scienza e allievi da saper trarre dalla prima i contenuti che fanno crescere e da indurre gli allievi ad avvicinarsi alla scienza per la curiosità e il desiderio di apprendere ciò che sentono vero per sé.
Tropia insegnò pressoché tutta la vita lettere classiche al liceo, a Milano, a Campobasso (per lo straordinariato) e a Roma. Le sue lezioni erano attese, nel senso letterale del termine: gli studenti, che conoscevano l’arguzia e le sottigliezze verbali e concettuali delle quali era capace, aspettavano le lezioni di latino e greco perché con lui si divertivano e, quasi senza accorgersi, imparavano, e tanto. Estraneo ad ogni schema e convenzione, educatore nato, istintivamente trascinatore, egli ci ha guidato in un percorso che ha segnato la vita di molti di noi, che ne siamo stati discepoli fedeli e amici e che oggi lo ricordiamo col cuore pieno di gratitudine e di riconoscenza.
L’esperienza certamente più intensa fu l’insegnamento scolastico; accanto a questo, negli anni in cui ci si incontrava al Centro “Charles Peguy”, in via Dante e in via Ariosto, Tropia aveva raccolto intorno a sé un gruppetto di studenti di lettere classiche quasi tutti della Cattolica (eravamo una diecina) con i quali iniziò la lettura di una tragedia (era l’Edipo a Colono, di Sofocle). Man mano che la lettura progrediva, la chiave interpretativa suggerita da Tropia prendeva forma e diventava evidente. Nella tragedia greca avevamo imparato a riconoscere la ricerca appassionata del vero e l’attesa sempre più pressante della rivelazione della Verità, e quindi l’evidenza del Mistero. Tropia ci insegnava a leggere i classici con gli occhi e il cuore di chi ha conosciuto la verità. Questo non ci allontanava dalla loro esperienza ma li avvicinava a noi e ci rendeva partecipi delle loro riflessioni: era il modo di attualizzarli in tutta la drammaticità della loro umanità. Ciò rendeva possibile una indagine culturale fatta non più di paradigmi verbali ma imperniata sul riconoscimento del senso religioso degli antichi (l’esperienza del presente rendeva comprensibile nella sua pienezza l’esperienza del passato: questo modo di avvicinare i classici – il gruppetto si riconosceva nel nome di ‘Gruppo classico’ e non ebbe un ruolo del tutto marginale nella storia del Movimento – consentì interessanti esperienze di verifica e soprattutto formò una generazione di docenti che ancor oggi, con ‘diadochi’ ed ‘epigoni’, è presente in scuole e università e trasmette la propria esperienza culturale). La vita del ‘Gruppo classico’, tuttavia, non si esauriva in un lavoro culturale ma era alimentata dalla lettura e dalla meditazione della liturgia settimanale, che, guidata da Tropia, era condotta solitamente sul testo greco nell’edizione canonica del Merk. La sensibilità di Tropia suggeriva dimensioni interpretative del lessico religioso greco e latino nuove e arricchenti, capaci di far maturare la nostra fede e, con essa, la fedeltà all’esperienza, che era poi quella del Movimento.
Credo che la data più importante della vita di Tropia sia stata la sua ordinazione sacerdotale, avvenuta a Lanzo Torinese, il 15 luglio 1977, quando Tropia aveva da tempo superato i cinquant’anni (era nato l’11 gennaio 1923): essa concludeva nel modo più naturale il lungo cammino di riflessione e di conversione di Don Luigi. A Roma, dove trascorse gli anni successivi, ma con frequenti ritorni a Torino e Milano, insegnò in numerosi licei classici e molti ancora furono gli allievi.
Dicevo sopra che l’arguzia di Tropia era proverbiale ed episodi e aneddoti non mancano a riprova di questo. Ne ricorderò uno, forse il più celebre, che farebbe sicuramente sorridere anche lui. Negli anni della dura contestazione al Berchet, dove Tropia insegnò per diversi anni, era stata tracciata una scritta sui muri esterni del liceo che diceva: «Via Tropia dalla scuola». Tropia suggerì agli studenti di GS di cancellare «dalla scuola» e sostituirlo con «già Via Commenda»: da esule auspicato Tropia era diventato intestatario di una strada milanese!
Tropia condivise con Don Giussani l’esperienza del Movimento, ed anche se per le vicende della sua vita non ne divenne in seguito un protagonista, egli ne fu sempre parte, spesso con profonda nostalgia. E’ giusto ricordarlo ai molti di noi che hanno avuto il dono di essergli in un modo o nell’altro vicini o vicinissimi.
Alfredo e gli amici del Gruppo classico
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